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Donato Bramante e l’arte della progettazione

Per Palladio e Vasari, Donato Bramante (1444-1514) fu l’eroe della riscoperta della grande architettura classica: non solo rivoluzionò il concetto di spazio, ma reinventò l’immagine della chiesa e del palazzo rinascimentale. Ma come concepiva e progettava i suoi edifici, e come comunicava le sue idee a committenti e muratori lo racconta il Palladio Museum di Vicenza fino all’8 febbraio 2015, in occasione del 5° centenario della morte dell’architetto e artista, con una mostra in collaborazione con la Biblioteca Hertziana, il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e la Fondazione Portaluppi di Milano.

Il tema della mostra ha al centro un disegno mitico: il foglio di lavoro su cui Bramante progetta la nuova Basilica di San Pietro a Roma. Da cinque secoli è probabilmente il disegno più importante per l’architettura del mondo occidentale. Siamo intorno al 1506 e nel concepire la più grande basilica della Cristianità per il Papa Giulio II, Bramante mette a punto un nuovo concetto di spazio architettonico ispirato a quello dei grandi edifici della Roma antica. È un processo per grandi, che Bramante registra sul foglio 20° mano a mano che esce dal suo cervello: il disegno è quindi una sorta di palinsesto, un diario di viaggio alla scoperta di quella che sarà l’architettura del Rinascimento. Accanto al disegno Uffizi 20 A di Bramante, sono esposti altri disegni d’architettura cinquecenteschi, come quelli con cui Andrea Palladio studia opere bramantesche. Oltre a trattati d’architettura nelle preziose edizioni originali, e disegni e modelli architettonici contemporanei di ricostruzione dei procedimenti mentali di Bramante.

La mostra ha origine dagli studi di Christof Thoenes, che in decenni di ricerche ha distillato una lettura dei procedimenti di Bramante al tavolo di disegno e l’ha sviluppata in una sequenza inedita di disegni interpretativi, realizzati con la collaborazione di Alina Aggujaro.

I due grandi architetti appartenevano a generazioni diverse: Palladio aveva sei anni quando morì Bramante nel 1514. Eppure Bramante rimane un riferimento fondamentale per Palladio architetto.Trachtensautope Haferlsautope per pantaloni in pelle noorskCOOLMP - Ghirlea con Scritta Joyeux Anniv, 1,20 m, Taglia Unica, Decorazione e Accessori per Feste, Animazione, Compleanno, Matrimonio, Eventi, Giocattoli, Ptuttioncino (Confezione da 6)

Lo studio delle sue opere è documentata dai due disegni esposti in mostra, da alcuni accenni nei documenti e nelle due Guide Romane del 1554, ma soprattutto dai Quattro Libri. Qui troviamo un riferimento alla rampa del Belvedere e un intero capitolo al tempietto di san Pietro in Montorio.

Nel tempietto Palladio propone il paradigma della rinascita dell’Antico. Come i templi antichi, infatti è caratterizzato da colonne libere all’esterno, e non solamente all’interno (come nelle chiese derivate dalle basiliche romane).

Palladio tuttavia lo corregge. Rende le sue proporzioni più vicine alle regole vitruviane di quanto non avesse fatto Bramante, obbligato dalle preesistenze.

E soprattutto ne contesta la logica compositiva: Bramante aveva proiettato delle lesene sulla parete della cella, vincolando la porta d’ingresso a dimensioni troppo esigue, tanto da fare invadere le due lesene ai suoi fianchi.

Sebastiano Serlio si limita a riportare la soluzione di Bramante, senza contestazione alcuna, nel suo trattato (presente in mostra).SHELBY MUSTANG GT-500 KR 1968 METtuttiIC oro 1 18 - Lucky Die Cast - Auto Stradali - Die Cast - modellolinonuovo IXO modello autobus010 KRUPP TITAN 080 1951 nero rosso 1 43 modelloLINO DIE CAST modello

Palladio si rifiuta di negare, sia pur sul piano visivo, il valore portante dell’ordine: mantiene integre le lesene, preferendo disegnare fra loro una porta angusta e sproporzionata.

Il tempietto di Santa Maria della Pace di Bramante è circolare, sormontato da cupola e circondato da una peristasi di colonne tuscaniche sopra cui è una terrazza con balaustra. La forma dunque romaneggiante e richiama precedenti illustri, dal Tempietto di Baalbek al Tempio del Sole di Roma (purtroppo scomparso ma ancora riconoscibile ai tempi di Bramante abbiamo infatti nozione della sua pianta attraverso un disegno eseguito da Andrea Palladio, visibile in mostra).

San Pietro in Montorio è un edificio dalla ridondanza baroccheggiante fra architettura ed atmosfera, con movimento spaziale pluridirezzionale, tanto che l’edificio è stato definito ‘una forma architettonica proiettata nello spazio’, ed è una definizione giusta purchè si aggiunga che la proiezione è globale, ossia che avviene secondo la dilatazione continua, caratteristica della linea curva.

Infatti il passaggio dall’aperto (l’ambiente circostante) al chiuso (l’edificio) e viceversa è graduato. Lo spazio penetra nella costruzione attraverso le colonne, la balaustra, le nicchie scavate nel cilindro interno; e il tempietto si proietta in esso mediante le proprie sporgenze e vi si muove come ruotando su se stesso, mentre le luci e le ombre si alternano con ritmo solenne, seguendo le plastiche movenze di una struttura che, fin nei particolari, limita al massimo la fermezza delle superfici linee.

Anche il passaggio dalla orizzontale del piano d’appoggio alla verticale dell’edificio è mediato dai gradini circolari (che con la ricorrenza delle loro linee scandiscono il primo lieve movimento ascensionale), successivamente dal colonnato (che, contemporaneamente, può essere penetrato orizzontalmente e sale verticalmente), poi dalla sovrastante rientranza del corpo circondato dalla terrazza e, infine dal balzo curveggiante della cupola che conduce al vertice del coronamento.2 For 1. A4 Artist Sketch Pad. 130gsm autotridge Paper. fatto in UK by Vesey GtuttieryEbbro EB44289 Porsche 908 N.32 DNF Le uomos 1968 G.MITTER-V.ELFORD 1 43 Die Cast Compatibile con

Si conferma in questo tempietto, con solidità cinquecentesca, la filosofia umanistica del rapporto fra ciò che è frutto della mente e spazio naturale.

Maria Paola Forlani

Palladio Museum

Contra’ Porti 11

Vicenza 36100

Aperta fino al 9 febbraio 2015

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Le dame dei Pollaiolo

Una bottega del Rinascimento

Al Museo Poldi Pezzoli di Milano, viene presentata una preziosa esposizione a cura di Aldo Galli, Andrea di Lorenzo e Annalisa Zanni, fino al 16 febbraio 2015, che ha l’obiettivo di riunire una selezione di opere di grande qualità provenienti dalle botteghe di due dei più famosi artisti del XV secolo – Antonio e Piero del Pollaiolo – e che vuole essere l’occasione per far conoscere al pubblico il grande talento e i molteplici interessi che hanno animato l’attività dei fratelli.

Antonio (Firenze 1431/1432) – Roma 1498) e Piero di Jacopo Benci (1441/1442 – ante 1496), detti del Pollaiolo a causa dell’attività svolta dal padre, venditore di polli nel mercato vecchio di Firenze, furono tra i maggiori protagonisti del Rinascimento fiorentino del XV secolo.Learning Journey The 338.449,9cm On The Go Dump TruckFM27MHz abbinato set XTAL 10Be 107A62181A (Giappone import Il pacchetto e il uomouale sono scritte in giapponese)

Antonio del Pollaiolo, il maggiore d’età, fu inanzitutto orafo, ma la sua versalità tecnica e la sua capacità nel disegno gli permisero di realizzare anche incisioni, oltre ai dipinti e sculture. La sua è la storia del successo di un uomo che nato in una famiglia umile, divenne uno dei maestri più celebri e contesi del suo tempo. Piero fu invece esclusivamente pittore: realizzò numerosi dipinti per committenze pubbliche e private, forse avvalendosi dei disegni di Antonio. Insieme a loro collaborava un terzo fratello, Silvestro, scomparso prematuramente.

La mostra Le dame del Pollaiolo. Una bottega fiorentina del Rinascimento, che intende ripercorrere la storia della fortuna artistica dei fratelli fiorentini, ha avuto come naturale punto di partenza il simbolo del Museo Poldi Pezzoli: il Ritratto di giovane donna di Piero del Pollaiolo, eletto ad effige della casa museo dai milanesi stessi e considerato uno dei maggiori capolavori della ritrattistica della seconda metà del ‘400. Accanto alla dama cittadina vengono riuniti per la prima volta nella loro storia gli altri tre ritratti attribuiti nel tempo ai fratelli Pollaiolo, grazie a importanti prestiti da istituzioni nazionali e internazionali: la Gemäldegalerie di Berlino, il

Metropolitan Museum of Art de New York e la Galleria degli Uffizi di Firenze.Lego Creator 4995 - Elicottero da TrasportoGio Preziosi - Dottoressa Peluche Zaino Trolley Scuola, Estensibile, con Ruote

I dipinti delle quattro dame, probabilmente appartenenti al genere del “ritratto nuziale”, sono un mezzo per conoscere la società di fine Medioevo e sono segno tangibile della bravura dell’artista: la sua abilità si misura, infatti, anche nella capacità di saper restituire la bellezza e la preziosità degli oggetti raffigurati.

Questi ultimi non erano mai di pura invenzione, ma venivano appositamente realizzati da artigiani e poi riprodotti nei dipinti. I ritratti delle quattro dame raffigurano quindi un campionario delle capacità tecniche e del gusto raffinato custodito nelle botteghe del Rinascimento, non da ultimo quelle dei fratelli Pollaiolo.

Oltre ai ritratti delle quattro dame, vengono esposti anche splendidi dipinti di medio e piccolo formato capaci di evidenziare le differenze tra cultura pittorica di Antonio, caratterizzata da un disegno vigoroso e carico di energia e quella di Piero più preziosa e materia, attenta alle sfumature e alle trasparenze.

A testimonianza dell’ampiezza e della complessità degli interessi e del talento di Antonio, l’esposizione raccoglie inoltre molteplici capolavori provenienti dalla sua bottega e risultano di diversi campi di applicazione: disegni, sculture in bronzo e terracotta e altre opere preziose, come scudi da parata e crocifissi in argento e sughero. Punti di partenza per lui sono Donatello e Andrea del Castagno: la luce e la linea. Il problema del movimento è centrale nelle arti figurative. Fino all’invenzione del cinematografo la storia rappresentata, in pittura o in scultura, è immobile.

Nell’immobilità dei personaggi l’autore deve esprimere il significato di ciò che narra e quindi un’azione. Piero della Francesca si serve di questa immobilità costituzionale

per esporre l’idea che è in ogni oggetto: la sua eternità. Andrea del Castagno, attraverso la linea, allude al movimento successivo. Il Pollaiolo, partendo dalla linea castagnesca, esprime la continuità del moto nello spazio, esprime la fluidità della vita.Baoblaze Preistoria Giurassico Gree Gonfiabile Dinosaur bambini giocattolo RegaloPANZERFAHRE LWS ProssoOTYPE KIT 1 35 - Dragon - Kit Mezzi Militari - Kit di Montaggio

È un’attività eroica, quella dell’uomo che conquista il proprio spazio, è l’attività combattiva di chi sa che niente gli è donato dall’alto, che tutto è ricerca continua, drammatica. Nel David, la figura arretra e si imposta obliquamente. L’assito ligneo alle sue spalle, invece che parallelo al piano di <<intersecazione>> della piramide visiva, si muove seguendo la posizione dell’eroe. Ne esce una figura non monumentale, come quelle di Andrea del Castagno, ma ansiosa, pur nella sua fierezza, inquieta, ricercatrice.

Sappiamo che non esistono più le tre grandi tavole rappresentanti le

Fatiche d’Ercole, dipinte da Antonio per i Medici e collocate nella <<sala grande>> del loro palazzo. Restano invece due tavolette che probabilmente, derivano da quelle maggiori: una con Ercole e l’Idra, l’altra con Ercole e Antèo.

Il predominio della linea, come mezzo espressivo, lo si può meglio vedere nei disegni e nelle incisioni, dove tutto viene costruito senza l’ausilio del colore per esempio, nella nota Battaglia di nudi, i dieci uomini, armati della sola spada, che si affrontano con elegante ritmo ballettistico, sono realizzati con la sola linea, senza chiaroscuro.

Ma anche lo stupendo Ritratto di gentildonna (icona del Poldi Pezzoli, opera, di Piero del Pollaiolo) è basato, quasi esclusivamente, sulla linea. Il profili campisce su un fondo privo di elementi panoramici o architettonici, così che la nostra attenzione si polarizza su di esso e sul contorno. Che è netto, vivo, espressivo definisce con esattezza il limite del volto, pur alludendo anche alla prosecuzione di esso: il volume <<gira>> non soltanto verso lo spettatore, ma anche dall’altro lato (quello che non vediamo e che ci viene suggerito). Così il lieve chiaroscuro, appena accennato, accarezzando le delicate fattezze del viso, modella l’incarnato e indica il morbido gonfiarsi dei capelli. E, a rendere l’elegante tornitura dell’esile collo, basta il giro della collana di perle, come basta il velo trasparente a rendere la forma dell’orecchio che ricopre. Il gioco lineare si accentua nell’arabesco del nastro e del filo di perle che si intrecciano ai capelli; si nota la delicatezza e la grazia con cui è disegnato l’attacco di questi alla fronte e alle tempie ed è accarezzata la rasatura sfumata della nuca.

Maria Paola Forlani

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Il viaggio oltre la vita.

Gli Etruschi e l’aldilà tra capolavori e realtà virtuale.

Fra le popolazioni preromane emerge, per quantità di reperti artististici, quella etrusca. Già gli antichi se ne chiedevano l’origine. Eròdoto (V secolo a.C.) riportava la tradizione, raccolta da storici precedenti, che gli etruschi, guidati da Tirreno, sarebbero trasmigrati in Italia dall’Asia Minore. Un altro storico, Dionigi di Alicarnasso (I secolo a.C.), invece, ne sosteneva l’autoctonia e, quindi, l’origine locale. Queste tesi antiche sono state variamente discusse, accettate o confutate.

Ad esse se ne è poi aggiunta un’altra, secondo la quale gli etruschi sarebbero scesi in Italia dal Nord, passando attraverso le Alpi.

Sono tesi, tutte che hanno un loro fondamento. Ma nessuna è completamente convincente. La discussione è, forse, oziosa, almeno allo stato attuale delle conoscenze. Il problema si pone infatti per qualsiasi civiltà antica, né è possibile risolvero, perché le origini di ogni popolo storico affondano le loro radici in un età, quella preistorica, che, perché tale, è priva di documentazione.

Al problema delle origini si aggiunge quello della lingua. Non è del tutto vero, come spesso si dice,Everest crystal art A7599 - Casco da Gladiatore Greco in argentoo 925FLAMEER Kit Telaio in Fibra di autobonio Passo Passo 296mm con Cinghia per Eliche da 7 che noi la ignoriamo totalmente. Ne conosciamo l’alfabeto e molte parole; ma non possediamo testi sufficientemente lunghi ed importanti da darci un’ampia informazione storica.

Gli Etruschi, qualunque sia la loro origine, erano stanziati nella regione che da essi prese il nome di Etruria, compresa fra l’Arno a nord e il corso del Tevere a oriente e a sud, in quella zona che oggi è formata dalla Toscana (il cui nome deriva da Tuscia, come i latini chiamavano l’Etruria), dall’Umbria occidentale e dal Lazio settentrionale fino alle soglie di Roma. Nel momento della loro massima potenza (VII_VI secolo a.C.), estesero il loro dominio a sud, oltre il Tevere, fino in Campania e a nord, al di là dell’Appennino, dove sono etrusche le città di Misa (Marzabotto), Fèlsina (Bologna), Spina e Adria. Più tardi, perduta l’influenza su Roma con la cacciata dell’ultimo re, l’etrusco Tarquinio il Superbo (fine del VI secolo a.C.), sconfitti dai greci nella battaglia navale di Cuma (474-473 a. C.), invasa dai Celti la valle padana, gli etruschi vedono ridotta la loro prevalenza in Italia; finchè caduta Veio nel 396 a.C., sconfitti dai romani un secolo dopo nella battaglia del Sentino (295 a. C.), anche essi entrano gradualmente nell’orbita della nuova grande civiltà di Roma in continua espansione, unificandosi e confondendosi con le altre genti italiche.Costume Pompiere - Fire Department - Taglia 9 10 anniCesare the Sleepwalker by Slient Screamers.

Politicamente, anche all’epoca della loro massima potenza, gli etruschi non costituiscono uno stato unitario. Anzi ognuna delle loro città forma un piccolo stato autonomo (simile alla polis greca), tutt’al più federato con le altre, come nella dodecàpoli  (<<lega delle dodici città>>).Minichamps - modellolino Auto rosso Bull S.Vettel 2013 N.1 Winner Geruomo GP World Scala 1 43 ldren's Jumbo Sticker libro I centri abitati – come quelli micenei – sorgono per lo più, in cima a colli e sono protetti da mura. Basta ricordare alcuni esempi ancora esistenti: Fiesole, Cortona, Chiusi, Perugina, Volterra e così via. L’impianto urbanistico di queste città è condizionato dagli scoscendimenti naturali. Ma non privo di una regola ordinatrice, che più chiaramente è possibile conoscere in una città come Marzabotto, sorta in pianura sulle rive del Reno, in Emilia.

Nata da un’idea di Genus Bononiae Musei nella Città, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Museo Nazionale di Villa Giulia, implementata fortemente da Cineca con un progetto scientifico e tecnologico senza precedenti, ha inaugurato fino al 22 febbraio a Palazzo Pepoli Museo della storia di Bologna la mostra Il viaggio oltre la vita. Gli Etruschi e l’aldilà tra capolavori e realtà virtuale.

Realizzata in collaborazione con l’Università di Bologna, la Soprintendenza per Beni archeologici dell’Emilia Romagna e dell’Etruria Meridionale, la grande mostra dedicata alla civiltà Etrusca focalizza l’attenzione su un aspetto tanto affascinante quanto complesso: il ricco immaginario di questo antico popolo nei confronti dell’aldilà. Un tema senza tempo affrontato da molteplici punti di vista: accanto ad una rigorosa parte storico-scientifica che permette di ammirare una serie di incredibili reperti, alcuni dei quali visibili per la prima volta al di fuori di Villa Giulia, vi è una sezione basata sulle più evolute tecnologie in ambito di realtà virtuale e dei più avanzati aspetti della multimedialità che riescono a creare ambienti immersivi e situazioni interattive, coniugando scienza, arte ed effetti spettacolari in un perfetto equilibrio espressivo.

Il Museo di Villa Giulia di Roma, con questa mostra, si apre alle nuove tecnologie, accogliendo all’interno del suo percorso – primo Museo Nazionale d’Italia – un nuovo film d’animazione 3D con la partecipazione di Sabrina Ferilli. Accanto al cartoon, che racconta la storia dell’etrusca Veio, figura nella parte romana della mostra una riproduzione in ologramma della celebre Situla della Certosa e l’esposizione di una stele felsinea di particolare pregio.

Il tema centrale della mostra “Il viaggio oltre la vita”, costituisce l’aspetto più affascinante della civiltà etrusca, affrontato in mostra con l’obiettivo di svelare, attraverso immagini e oggetti, le concezioni sull’Aldilà.

La mostra presenta capolavori del Museo di Villa Giulia alcuni dei quali esposti per la prima volta fuori Roma: ceramiche figurate, sculture in pietra e l’emozionante trasposizione di una Tomba dipinta di Tarquinia (La Tomba della Nave),

le cui pareti affrescate sono state “strappate” dalla camera originale e rimontate in pannelli in maniera tale da ricostruire interamente l’ambiente tombale all’interno del Museo della Storia di Bologna. Si possono inoltre ammirare raffinati vasi attici da tombe etrusche tra cui il celebre Cratere di Euphronios, trafugato e poi restituito all’Italia dagli Stati Uniti, e due Sculture in pietra da Vulci e da Cerveteri.

Il Sarcofago degli sposi è il monumento-simbolo della civiltà etrusca, diventa per la prima volta oggetto di una spettacolare ricostruzione virtuale nella sala della Cultura del Museo della Storia di Bologna, realizzata con le più avanzate tecnologie disponibili.

Maria Paola Forlani

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Maria Paola Forlani

Memling

Rinascimento fiammingo

Gli studiosi hanno valutato che il 20% delle commissioni note di Hans Memling

proveniva da una clientela italiana e che, tra gli anni Settanta e gli inizi del decennio successivo del Quattrocento, egli fosse il pittore fiammingo più ricercato in Italia, soprattutto a Firenze. A Bruges poi risiedeva la colonia italiana più numerosa, compresi funzionari del Banco dei Medici, appartenenti alle famiglie Tani, Portinari e Baroncelli. L’imponente trittico del Giudizio Universale, richiestogli proprio dal banchiere Angelo Tani e oggi conservato al Museo Nazionale di Danzica, non ha potuto, purtroppo, raggiungere l’Italia perché considerato troppo delicato, per la prima mostra monografica sull’artista in Italia, allestita fino al 18 gennaio 2015 alle Scuderie del Quirinale, a cura di Till-Holger Borchert, responsabile del Memling Museum di Bruges. La mostra riunisce una quarantina di opere di Memling: soggetti religiosi,COOLMP - Set di 6 Pistole da Parete Western Wild West 47 x 40 cm, Taglia Unica, Decorazione e Accessori per Feste, Animazione, Compleanno, Matrimonio, Eventi, Giocattoli, PtuttioncinoHomyl Confezione da 7 Cristtuttio Cristtuttio Giocattolo di Scienza di Geologia dittici e trittici ricomposti per la prima volta, come il Trittico Pagagnotti (Uffizi, Firenze; National Gallery Londra); il Trittico di Jan Crebbe (Museo Civico, Vicenza; Groeningemuseum, Bruges, Morgan Library, New York), il Trittico della famiglia Moreel (Groeningemuseum, Bruges) e una rilevante sequenza di ritratti provenienti da raccolte italiane ed estere. È inclusa, inoltre, una ventina di confronti pittorici di mano, tra gli altri, di Beato Angelico, Ghirlandaio, Hugo van der Goes, Maestro della leggenda di sant’Orsola e Bernardino Luini, nella maggior parte dei casi di musei italiani. La figura di Memling (1440-94) e le sua storia risultano tuttora dense e lacunose. Con maggior cautela è forse allora più opportuno sostenere che, sia il luogo di apprendistato del Maestro fiammingo, ci rimangono ancora sconosciuti. L’unica cosa indiscutibile è che per arrivare nelle Fiandre il pittore doveva passare per Colonia. E le tracce di questo incontro con la città tedesca si vedono oltre che nell’evidente impressione che esercitò su di lui il trittico a sportelli del Giudizio universale di Lochner, anche nelle belle vedute architettoniche raffigurate con cura di dettagli nel Reliquiario di Sant’Orsola.

Nel gennaio 1466, probabilmente a seguito della morte di Van der Weyden avvenuta l’anno precedente, Hans si trasferisce a Bruges. Ottenuta la cittadinanza, il pittore decide di restarvi per tutta la vita. A Memling si attribuisce il merito di avere introdotto nella ritrattistica il paesaggio come sfondo, forse proprio per soddisfare i gusti della ricca borghesia italiana. Nel ricomposto Trittico Jan Crebbe, piccolo altare portatile che prende il nome dal committente, spicca La Crocifissione (Museo Civico di Vicenza). Memling affronta in più occasioni il tema della crocifissione di Cristo anche se il suo temperamento, sentimentale e venato da una sottile elegia, è lontano dalla drammaticità di Van der Weyden.

Nella rappresentazione il Cristo crocefisso è attorniato dalla Vergine, da san Giovanni Evangelista dalla Maddalena e dall’abate donatore presentato da Giovanni Battista e da un altro abate. La maggiore drammaticità, rispetto ad altre dello stesso autore, è dovuta certamente al gruppo di Cristo, scheletrico, l’espressione dolente, con la Maddalena che si stringe alla croce, ma soprattutto alla figura della Madre avvolta nel blu del manto, chiusa nel suo dolore. E certo, le due figure di Maria e di Giovanni sono tra le più espressive, nel rapporto degli atteggiamenti, dei toni di colore, blu e rosso, dei mantelli, nelle espressioni dei volti. Sullo sfondo, a sinistra, una città turrita conclude la prospettiva di un paesaggio che sprofonda attraverso una serie di quinte alberate rocciose. Dunque dall’Italia, proprio nel periodo di massimo splendore e maturazione raggiunti dall’arte rinascimentale, continua a manifestarsi nei suoi confronti, soprattutto tra chi è momentaneamente nei Paesi Bassi, un grande interesse. Appartiene a quel periodo il quadro di Torino posseduto dai Medici, e attribuito a Memling in modo esplicito dal Vasari nelle “Vite”. “È di sua mano la tavola di Careggi villa fuori di Fiorenza della illustrissima casa de Medici”. I due committenti, Tommaso Portinari, agente bancario dei Medici a Bruges, e la moglie Maria Maddalena Baroncelli, vi sono rappresentati entrambi in ginocchio. Sempre Tommaso e Maria Maddalena Portinari sono dipinti in atteggiamento di preghiera, in due ritratti realizzati poco dopo il loro matrimonio (1470) e facenti parte di un trittico di cui si è perso lo sportello centrale.L&S Prints Natale novità Gilet divertimento Fancy Dress Informale Fiocco di Neve modellolo Rosso BluCostume Hulk Deluxe per i bambini Dimensione 3 anni

Inoltre il trittico con il Giudizio universale eseguito attorno al 1473 e catturato in mare dal Corsaro Paul Benecke che lo donò al Duomo di Danzica, dove è tutt’ora,

era in realtà destinato alla cappella fiorentina di Angelo Tani, anch’egli impiegato alla Banca Medici di Bruges. E un altro ritratto, un uomo con medaglia, oggi appartenente al Museo di Belle Arti di Anversa, sembra essergli stato commissionato dal medaglista italiano Giovanni di Candia, al servizio della corte di Borgogna alla fine degli anni Settanta.

Uno dei generi per il quale Hans Memling mantiene, durante tutta la sua carriera, una spiccata predilezione è il ritratto. Con una costante però: la destinazione deve risultare necessariamente sacra.Costume bimbi Mulan Dimensioni 3 anninegozioerama - Costume da angelo con uomoiche a tromba, da donna, con ali e aureola LD Medium 8-10 - Superestrella correreway Diva (See Notes on Accessories & avvio Tops) by California Costumes.

La religiosità è difatti uno dei principali “leit motiv” dell’opera di Hans Memling.

Lo spiega molto bene Max J. Friedländer, quando parla del suo modo di dipingere Maria: “ Quando pensiamo al maestro di Bruges, si presentano alla nostra mente innanzitutto delle Madonne: Madonne a mezza figura, sullo sportello di un dittico o in mezzo a un’accolta di figure intere – angeli, santi e donatori – tra le quali troneggia. Fin dai primi tempi Memling aveva trovato lo schema di composizione definitivo a cui avrebbe apportato in seguito solo piccole variazioni. Maria è eretta, il viso frontale o leggermente piegato, le palpebre abbassate, presente per il solo fatto che è presente, oggetto di devozione pudica e timida. Non la madre felice e premurosa, e neppure la regina celeste: ma sempre invece la vergine, cosciente in parte della sua consapevolezza. Memling non ritrasse mai Maria mentre allatta il bambino. Nessun segno d’affetto turba i tratti regolari del viso un po’ stanco. (“Hans Memling”, 1949).

Al contrario di Rogier van der Weiden che esprimeva forti intensità drammatiche, in Memling non esiste impatto emotivo, bensì una dolce e suadente ripetitività di schemi e immagini cadenzate attraverso una calma atmosfera in cui la luce è diffusa senza alcuna tensione; attraverso il quieto ritmo di moduli figurativi essenzialmente mistici, astratti e isolati dal paesaggio o da qualsiasi opportuna ambientazione laica del quadro.

Maria Paola Forlani

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